La fine dell’action-trash? – The Expendables

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Malgrado non sia una grande fan del cinema d’azione, negli anni ho imparato ad amarlo ugualmente e, in qualche modo, ritagliargli una nicchia di importanza storica nel mio cuoricino e in tutta l’idea che ho della storia cinematografica. Il film d’azione classico ha sempre generato in me una situazione di amore/odio, riuscendo sia ad annoiarmi che a farmi saltare sul divano, con le braccia e le gambe per aria, in preda ad estrema euforia trash.

Guardando ad esempio i film degli Expendables riconosco di godermi meno la pura azione PEM PEM PEM SBOOOM SGUASHHH BUUUM SCHIAFF KARATEH JUDOH e invece lasciare spazio a considerazioni macroscopiche sulla profonda componente malinconica del prodotto. Quello che hanno voluto farci capire i grandi pilastri dell’azione su pellicola è che un’era è ormai giunta alla fine. Non solo gli attori stessi, ma quasi un intero genere cinematografico.

Il cinema di Stallone, di Swarzy, di Van Damme, di Snipes, ma anche di Gibson o di Willis, sta lentamente tramontando. Un cinema ingenuo, esageratamente trash, impostato totalmente nella figura del macho anni ’80, con le sue piccole grandi sfumature nazionaliste e sessiste. Il cinema degli stunt men, degli effetti speciali reali, del cavernicolo dal petto villoso, l’attore spesso incapace (generalizzando eh), l’uomo che i muscoli e le armi gigantesche hanno già fatto l’80% del film. Un cinema che ci piace, dannazione se ci piace.

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E’ un personaggio che cammina nel viale del tramonto, malgrado molti emergenti cerchino di seguire la vecchia scuola. Perchè in realtà l’eroe sparatutto è un evergreen, uno stereotipo intramontabile. Il Channing Tatum, il Gerard Butler, il Matt Demon, il Daniel Craig, perfino un Bale, hanno in sè quella nostalgia dell’azionaccio salva-innocenti-spara-cattivoni, rivelando comunque una modalità di recitazione diversa. C’è più serietà, più voglia di essere poliedrici, più impegno del puro atto recitativo. E’ come se non bastasse una pistola e dei muscoli per fare di loro dei veri attori. BAH.

Restano fuori gli amati Vin Diesel, The Rock e Jason Statham, che invece rincorrono sfacciatamente quello stereotipo anni ’80, lanciandosi in avventure cinematografiche che, malgrado siano farcite di nuova tecnica e script magari più complessi, vogliono essere quello. Vogliono essere i nuovi machi. Che, lo so, Statham ha fatto The Snatch, ma dopo di quello solo azionacci beceri (e meravigliosi).

Mi viene da ricondurre sempre tutto alla tipica ingenuità anni ’80 di un cinema che viaggia nello stereotipo uomale. Molto meno maliziosa e cinica, ma anche più facilona e preconfezionata. Non che Stallone non sia un genio eh, ha scritto Rocky e per quanto mi riguarda ha già vinto tutto. In realtà sono attori che hanno costruito, mattone su mattone, l’intero ideale dell’uomo d’azione, sono diventati i padrini del genere. Perchè se The Expendables può risultare stupido, noioso, standardizzato, non gli si può negare il fatto di essere un film d’azione  DOC. Con tutte le componenti al posto giusto (e con una marea di strizzatine d’occhio al cinema che li ha resi famosi).

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Vedere questi attori sfatti dall’età, dagli steroidi o dalla pazzia mette una certa tristezza. Non per una preoccupazione sulla loro salute (lancio uno sticazzi generico), ma proprio perchè la loro vecchiaia segna la fine di un’epoca in cui fare il macho coi vestitini attillati, il petto villoso in bella mostra, il mandrillone con la gnocca, il distruttore di città e l’assassino di civiltà era considerato FICO (oltre che estremamente politically correct).

[Resta fuori pure un certo Nicholas Cage, vecchia scuola pure lui, azionacci DIVINI e recitazione mono-facciale. Ma col cazzo che ve lo infilo in qualche stereotipo, perchè lui è il mio ammmore e si merita un piedistallo dorato tutto suo.]

C’è da dire che c’è chi ha mollato del tutto l’idea di restare sulla cresta dell’onda (Swarzy dice “I’ll bel back, ma anche no raga”) mentre c’è chi, facendo ironia, cerca a tutti i costi di rimanerci, in un modo o nell’altro (Silvester, molla la presa, suvvia). Perchè è difficile accettarlo, difficile capire di non avere più le ginocchia o la testa per rotolare attraverso le esplosioni o indossare una maglietta attillata e strappata. E’ un po’ la stessa sorte che capita alle modelle, prima o poi devi sceglierti un’altra carriera. Un panettiere, per dirne una, non ha di questi problemi.

Tra le rughe di Stallone vedo il passato di un cinema che noi ora chiamiamo trash ma che al tempo era qualcos’altro. Era l’esempio di come un pirla armato riesca a diventare un grandissimo eroe, anzi, un grandissimo anti-eroe, solo perchè ammazza con stile. E come ogni anziano che si rispetti (parlo di me), guardiamo il futuro con profondo sospetto e scetticismo, convinta fin da subito che i nuovi prodotti del cinema d’azione non riusciranno ad essere nemmeno un decimo di quello che erano i nostri stupidi eroi preferiti.

[Elisa]

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