Jodie Marsh e il patetico problema delle femministe occidentali

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Ieri sera ho avuto modo di vedere una puntata di un programma tv chiamato Jodie Marsh, un reality che parla di sesso. Jodie Marsh è una body builder e modella glamour inglese che ha intrapreso la via della castità da 4 anni e pensa che tutto il genere maschile sia da bruciare. La signorina in questione in questa puntata parlava di verginità. Ripercorreva quindi le sue scelte personali di non darsi più al genere maschile, continuando seppur la sua carriera da topless model, e analizzando in parallelo vari casi di verginità nel mondo. Intervista quindi due persone, una donna di 42 anni vergine che ha fatto della sua verginità il suo più alto valore umano, e un ragazzo di 23 anni. Entrambi dimostrano di non averci capito niente di sesso, e Jodie non fa altro che incalzarli a confermare l’altissimo valore che l’astinenza, da una delle cose più naturali al mondo, possa in qualche modo elevarti spiritualmente o renderti una persona migliore. Dopodichè intervista una donna del Gambia sottoposta, all’età di 8 anni, al rito dell’infibulazione. Si mette a piangere mentre la donna le racconta la sua esperienza, a tutti gli effetti tragica e solo una delle tante testimonianze di un mondo che ai nostri occhi appare lontanissimo e incomprensibile. Ma non per Jodie, che tra una lacrima e l’altra, non perde tempo a sottolineare che tutti gli uomini fanno schifo. Ma fin qua la cosa ci può stare, il problema nasce al terzo atto della puntata, quando la signorina decide di andare in Cambogia a spiare la vita delle ragazzine che vendono la propria verginità per soldi. Jodie si lamenta per tutto il tempo che in quel luogo dimenticato da dio tutti gli uomini la guardano, la fissano. Andandosene in giro con una maglietta strettissima che fascia completamente la sua sesta di reggiseno. Non le viene nemmeno in mente di essere lei quella appariscente, fuori contesto, e di suscitare nel sesso opposto almeno un briciolo di curiosità. Si fa accompagnare poi a conoscere una ragazzina attorno ai 16 anni, che ha venduto la sua verginità in cambio di 3000 sterline, con la quale ha pagato l’operazione che ha salvato la vita a suo padre. Jodie tiene la mano alla ragazzina mentre questa, con estrema fatica, racconta la sua prima volta con uno sconosciuto davanti alle telecamere di un programma che non conosce. Piange mentre Jodie le tiene la mano e borbotta frasi come “non è giusto”. Poco dopo la Marsh rivela alle telecamera che è una cosa terribile e che vorrebbe dare una mano a questa ragazzina, che le fa tanta pena, ma che non può far nulla per lei. Le mie bestemmie salgono quando poi riesce ad intervistare la donna che organizza questi appuntamenti, anche lei poco più grande, cambogiana, che cerca di spiegare alla donna che lì si deve mangiare, che è una cosa che fa schifo ma che non hanno niente e allora decidono di farlo comunque. Dice questo mentre Jodie le spara in faccia frasi del tipo “ma tu come riesci a dormire la notte sapendo che stai vendendo un bene così prezioso, ovvero la verginità delle ragazzine?”. Perchè il punto centrale è quello, dopotutto, no? La verginità in sè, non lo shock emotivo di una ragazzina alle prese con un uomo più grande di lei, che sia la prima o l’ultima volta che deve far sesso. Perchè dopotutto chissenefrega del contesto, del dove, come, perchè in Cambogia la situazione sia quella. Perchè nella mente di una femminista il concetto è completamente distorto, andando quindi a perdere il punto centrale della questione. Ovvero che non sono TUTTI gli uomini brutti e cattivi che costringono le ragazzine a prostituirsi, ma che il problema sociale, la povertà, la situazione economica del paese, le leggi, la religione, l’analfabetismo, l’ignoranza, la fame, creano un ambiente nel quale fare una cosa del genere appare come l’unica via percorribile da una ragazza che vuole salvare la vita di suo padre. Avere l’arroganza di creare giudizio occidentale, da mammellona dell’Essex, star dei reality, con la casetta all’ultima moda, le scarpe firmate e le extencion, mi fa broccare completamente. Ma da qui si cade ancora più in basso, come se fosse possibile. Jodie ora va a far visita ai genitori della ragazzina, che vivono in una capanna, indossano qualche straccio malconcio e allevano mucche. La nostra femminista a quel punto cerca di intavolare un discorso manco fossimo ad Uomini e Donne, nel quale sembrano tutti estremamente confusi e non hanno idea di quello che devono dire. Jodie chiede al padre cosa ne pensa del fatto che sua figlia ha deciso di dar via la verginità per 3000 sterline, e il padre risponde “non lo sapevo, non le voglio meno bene per questo, è e resterà sempre mia figlia, e la ringrazio perchè altrimenti sarei morto”. E’ una risposta che non fa una piega, ma la Marsch insiste nel voler scattare in modalità “apriamo la busta?” in una condizione nella quale la sua mentalità è così fuoriluogo che perfino le mucche al pascolo poco vicino alzano la testa e imitano un WTF con la bocca. Alla fine tutto si esaurisce con altre lacrime della Jodina per poi tornare al punto focale della puntata, ovvero con una storpia e patetica morale che recita “la verginità è importante, mi raccomando, non datela via per niente”. Non averci capito assolutamente un cazzo, non aver compreso assolutamente nulla di quello che le storie di queste ragazze avevano da testimoniare. Il giudizio senza la comprensione, la presunzione senza la razionalità, una donna bianca benestante e vacca che se ne va in giro a giudicare altre società, altri ambienti culturali, altre terribili e spaventose parentesi di vita. A questo punto, l’odio che Jodie Marsch prova per il genere maschile può essere solo giustificato da uno stupro ai suoi danni da parte di un gruppo di belve uscite dall’inferno. Così vado a leggere la sua vita privata, si è sposata una volta 11 giorni dopo aver conosciuto l’uomo, si son mollati poco dopo perchè lui diceva che Jodie era un’alcolizzata e che non si lavava. Ha avuto qualche scappatella con un paio di donne e poi ha optato per la castità, elevandola a baluardo morale della sua esistenza, un’esistenza così piccola che in mezzo ai veri problemi di sessismo e sfruttamento della donna si volatilizzano. L’occidentale che si indigna per le puttanate ritenute sessiste (pubblicità di pannolini, cartelloni pubblicitari che sfruttano i culi delle donne, ecc) che poi davanti a drammi quali l’infibulazione e la prostituzione minorile non è in grado di gestirne la testimonianza. In un mondo nel quale le ragazzine con costrette a vendere il proprio corpo per sopravvivere, l’argomento “vendità verginità” smette di aver senso. E’ solo l’ennesima ipocrisia. Uso questo come esempio ma ce ne sono altri mille, di femministe che si concetrano sull’organizzare raccolte firme per togliere una certa pubblicità, donne che non hanno idea di cosa sono e cosa debbano sopportare le donne nel mondo. Donne che si chiamano femministe ma sono le peggiori maschiliste del pianeta, quelle scese in piazza al #senonoraquando ad esporre i loro lamenti e additando tutto il genere maschile come feccia. Femministe occidentali, incapaci di informarsi, di uscire dal loro guscio protetto, nel quale sì, è vero, la società ne ha ancora di strada da fare, ma non avete idea di cosa ci sia là fuori. Femministe occidentali che non hanno mai compreso che la colpa dell’arretratezza della donna, a volte, è proprio colpa delle donne stesse.

Per finire, Jodie Marsch, ma vaffanculo, di cuore.

Da Torino è tutto, a voi la linea.

[Elisa]

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