La notte in cui è morto Wes Craven

Ci buttiamo a letto e facciamo un po’ di zapping in tv. Come il solito non danno niente di interessante. Passiamo da un orribile Deep Rising, a un film con McGregor di cui non ricordo nome, ai “documentari” dove spiegano le strane perversioni della gente. Dopo un brontoloso ulteriore giro di zapping, finalmente troviamo qualcosa da vedere.

“Toh guarda, fanno Nightmare 6” “Il 6? Non credo di averlo nemmeno mai visto”.

Freddy è sempre lo stesso, un malefico troll che percula le sue vittime fino allo sfinimento. Ce n’è uno, con l’apparecchio per l’udito: Freddy glielo strappa e gli cammina dietro, urlando il suo nome, stupendosi nel vedere che il povero bastardo non lo sente. Poi gli impianta un super-apparecchio uditivo e comincia a graffiare una lavagna con la sua prodigiosa mano, e al povero bastardo esplode la testa. Puf, cervello dappertutto. Quello dopo è ancora più esilarante, viene risucchiato dalla tv grazie all’esca: “Ehi Spencer, la vuoi un po’ di LSD?”. Freddy non è mai stato per il sociale. Un attimo prima aveva dato una padellata a Johnny Depp mentre recitava in una pubblicità-progresso contro la marijuana: “Se fumi l’erba ti ritrovi il cervello come questo uovo strapazzato”.

Il ragazzino entra nella tv e tutto si trasforma in un brutto videogame anni ’80. Freddy maneggia il controller mentre fa rimbalzare il fattone su e giù per la casa, lasciando che sbatta la testa un po’ ovunque. Poi lo piazza sopra le scale e sul fondo scava un bel buco verso l’inferno. Un colpo di joystick e il ragazzino finisce a far compagnia a Satana.

Con la mente vago per qualche minuto prima di ricordarmi chi è il padre di Krueger. Complice la stanchezza, ci metto un po’ a ricordarmi di Wes Craven. Che è anche il papà di uno dei miei guilty pleasures più amati: Scream.

Alla fine esce pure fuori che Freddy ha un figlio. Ma non vi svelo il resto perchè se come me non lo avevate ancora visto, poco ma sicuro che lo guarderete adesso.

Spegniamo la tv e dormiamo. Certo, come no. Mi rotolo sul letto per circa 4 ore, bestemmiando e sbuffando. Quando alla terza alzata con sigaretta, prendo in mano il cellulare, ecco lì che IMDB mi informa: Wes Craven è morto.

Nella penombra e dell’insonnia resto con una faccia quasi schifata. Era malato da tempo, questo non lo sapevo. Non era nemmeno troppo anziano, 76 anni. Stroncato dal male, quello brutto.

SCREAM-20-wmk

Resto così, con quell’intontimento classico di chi vorrebbe dormire ma non ci riesce, promettendomi che appena possibile avrei organizzato l’ennesima maratona di Scream. L’ennesima, perchè io guardo Scream con una frequenza quasi preoccupante. Lo ritengo una delle chiavi di volta del cinema horror contemporaneo, la regina dei teen horror movie, delle screamqueen 2.0. Di quando la protagonista, bella e innocente, non è più anche una cretina totale, ma mostra sangue freddo e palle. Sa come muoversi, lo fa con paura ma lo fa comunque. Non si lascia salvare, si salva da sola. E combatte il mostro con le sue stesse armi. Devo avere una cotta per Sidney Prescott. Come l’ho sempre avuta per Ripley, dopotutto. Oh, e la colonna sonora, quale genialata.

Insomma, oggi è morto Wes Craven. E malgrado il suo Scream 4, che ho criticato ma che è comunque finito tra i classiconi da maratona (non come Alien 4, che quando faccio maratona non lo guardo mai, morissero ammazzati), la sua produzione cinematografica rimarrà per sempre nella storia. Non solo per Krueger, non solo per Scream, ma anche per tutti gli altri film che hanno contribuito, chi più chi meno, a sviluppare un genere per cui io provo profondo rispetto.

“Tutti morti tranne noi! Tutti morti tranne noi! Perché noi dobbiamo restare qui per girare il seguito! Ammettilo baby, al giorno d’oggi ci vuole un seguito!”

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