The Martian e altre considerazioni

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Sono usciti un trailer e un paio di featurette del nuovo film con Matt Damon diretto da Ridley ‘è-morto-il-fratello-sbagliato’ Scott, The Martian. Volevo approfittare dell’occasione per fare qualche considerazione sia su quello che sarà il film, sia sulla situazione della fantascienza moderna.

Lasciate che vi legga dalle sacre tavole della fantascienza.

Lasciate che vi legga dalle sacre tavole della fantascienza.

The Martian è tratto dall’omonimo romanzo d’esordio di Andy Weir, che, rifiutato da tutte le case editrici, lo aveva pubblicato sul suo blog. Su grande richiesta dei suoi lettori lo aveva poi confezionato in ebook e messo su amazon al costo più basso possibile. 30000 copie e una settimana più tardi, l’editore sopravvissuto al Battle Royale, pesto e insanguinato, bussa alla porta di Weir e gli offre un contratto milionario per la pubblicazione e i diritti cinematografici. Ecco il trailers:

Il libro in se non è che sia proprio il capolavoro di fantascienza degli ultimi 50 anni, però è accattivante, scritto con il cuore e a tratti divertente. Ma soprattutto, e questa è la cosa che lo mette a parte nel panorama fantascientifico odierno, è ottimista e su piccola scala. Non è la ragazzina lavacessi che tutto d’un tratto scopre di essere la principessa dell’Impero di Montemerda e ha 24 ore per salvare la galassia. Non è neanche l’antieroe pieno di rimorsi che, ancora sporco del sangue della sua famiglia, deve attraversare una città distopica per recuperare il diploma della cintura gialla di judo del figlio perché ci teneva tanto ed è ormai l’unica cosa che gli rimane. È però la storia di un ingegnere barra botanico che accidentalmente viene abbandonato su Marte dalla sua missione e di come riesce a sopravvivere. È una storia di ingegno e di speranza, di come nei momenti difficili venga fuori il meglio dell’uomo e dell’umanità, e come la scienza innalzi l’uomo e lo aiuti a superarli. Mi sono stupito di quanto una trama basata su un tizio che cerca di coltivare patate su Marte concimandole con la propria merda potesse essere affascinante e tesa. Quindi, chapeau.

Ecco perché rabbrividisco all’idea di Ridley ‘Prometheus’ Scott a dirigere e produrre il film. Ho paura che ci voglia infilare qualcosa di spirituale o mistico, che cambi il messaggio del libro. Dovremo attendere e vedere.

E adesso stai lì finché non ti rendi conto di quanto sei cane.

E adesso stai lì finché non ti rendi conto di quanto sei cane.

A proposito di ottimismo e potenziale umano, recentemente Neal Stephenson –autore, tra le altre cose, di capolavori come Snow Crash e Cryptonomicon – ha esortato i suoi colleghi di smetterla di piangersi addosso con apocalissi e distopie e ricominciare a immaginare di nuovo qualcosa a cui l’umanità possa aspirare, di tornare ad essere una guida per il potenziale scientifico e tecnologico. Rimpiange il fatto che il bacino di nerd e geni tecnologici da cui venivano pescati gli ingegneri e gli scienziati che dagli anni ’40 agli ’80 – cresciuti a Asimov, Clarke e Heinlein – ci avevano guidato verso il sogno spaziale, sia stato recentemente prosciugato a favore dei guadagni facili della creazione di app per i telefonini. Per questo da la colpa – ovviamente in parte – alla fantascienza che non ha più saputo tracciare una rotta che entusiasmasse i nerd, li aiutasse a sognare e li portasse a creare cose meravigliose.

Questo è il volto del vero profeta.

Questo è il volto del vero profeta.

Stephenson ha fatto seguito al mea culpa con la fondazione dell’inziativa Project Hieroglyph e la pubblicazione della raccolta di racconti Hieroglyph: Stories and Visions for a Better Future con autori vari tra cui Cory Doctorov, Elizabeth Bear e David Brin, dove vengono immaginate torri alte chilometri che sbucano dall’atmosfera, automi a bassa tecnologia che costruiscono prefabbricati sulla luna e diversi modi per conquistare lo spazio. Anche il suo ultimo romanzo, Seveneves – ben lontano dall’essere il suo libro migliore – tratta di grandi opere e sogni tecnologici e possibili futuri per l’umanità dopo che la distruzione della luna ha mandato affanculo la terra.

“Scherzi? Io voglio creare il prossimo Candycrush!”

Tutto questo per dire che The Martian si colloca bene in questa nuova corrente che, personalmente, spero prenda piede tra gli autori di fantascienza. Bisogna solo vedere come risponde il mercato e di conseguenza se anche gli editori avranno incentivi per investirci. Perché, per quanto scriva bene e possa essere interessante Bacigalupi, mi sono un po’ rotto i coglioni di ambientazioni dove gente sudata affoga nel petrolio e la tecnologia più avanzata sono dirigibili a molla.

E io sto aspettando il futuro per questo?

E io sto aspettando il futuro per questo?

Altro spunto interessante arriva dall’autore scozzese Charles Stross che, partendo dalla premessa della Hemline Theory (*) che teorizza che si possa dedurre lo stato di salute economico di una nazione dalla lunghezza delle gonne delle donne – più lunga = crisi economica, più corta = economia va alla grande – traslandola però nel genere letterario del Urban Fantasy (vampiri e Zombie) e di conseguenza cercando di capire se c’è una correlazione tra economia e moda Zombie o moda Vampiri. Spoiler alert, quando le cose vanno bene il mercato premia i libri sui Vampiri, quando le cose vanno male gli Zombie. Il post sul suo blog qui.

Sarebbe interessante a questo punto leggere uno studio sulla correlazione tra la SF ottimista/deprimente e l’andamento economico globale. Studio che però, ovviamente, io non ho intenzione di fare.

Direi che per oggi può essere sufficiente, potete andare.

[pekka]

(*)Spesso utilizzata anche come esempio di correlazione non causale

[EDIT] E’ spuntata ora anche una intervista a Andy Weir da parte di Adam Savage di Mythbusteriana memoria. E’ un’oretta, ma è tanto interessante.

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