Perchè abbiamo ancora bisogno dei supereroi?

Marvel's Ant-Man..Conceptual Film Test Stills/Artwork..?Marvel 2015..

La storia del cinema, come la storia di tutte le arti, segue un percorso che è lo specchio, la rappresentazione e la distorsione dei bisogni, delle paure e delle ideologie sociali. Ogni epoca infatti ha un fac-simile emozionale rappresentato nel grande schermo: uno degli esempi accademici più noti è il boom negli anni ’50 dei film fantascientifici su alieni venuti dallo spazio, la famosa “minaccia rossa”, un’idea quindi rappresentata nella fantasia di una sensazione sociale che portò lo spettatore ad identificarsi completamente con quelle storie.

Da una decina d’anni ormai imperversa il filone del supereroe, non più sottoforma di fantasia da fumetto ma come naturalizzazione (più o meno forzata) di persone che per destino o per volere giocano ad un livello più alto dell’uomo comune. I film della Marvel e la scia di lungometraggi che ne consegue, ripercorrono sensazioni e bisogni sociali ben delimitati, che soddisfano lo spettatore quasi inconsapevolmente del proprio bisogno. In anni di far west etico, morale e politico, senza guide e forse senza scopi, l’uomo si ritrova a sognare una divinità che ha le proprie sembianze, un essere sovra-umano in grado di risolvere tutti i problemi.

Trovo affascinante l’esigenza di questa figura cinematografica, che comprende non solo il lato epico del personaggio ma soprattutto quello più umano, più vulnerabile, più imperfetto. Di tanto in tanto mi perdo a pensare a quale sarà il prossimo capitolo della cinematografia mondiale, quale sarà il tema di cui ci innamoreremo. Dopo quello apocalittico, della distruzione totale associata alla speranza dell’umanità e nell’umanità, passando attraverso la nascita del superuomo, quale potrà ora essere il mood generale dei nostri bisogni di fantasia?

Perchè ora come ora la figura dei supereroe permane, si aggrappa con gli artigli alla produzione e resta, ancora una volta, l’idea sulla quale puntare. Non è ancora finita l’epoca del grande martire, di colui che si eleva dalla polvere della società e combatte per essa, una situazione estremamente romantica se vogliamo, ma che mi lascia sempre una sensazione di perdizione sociale.

Quasi come non volessimo vedere ad altezza occhi ma preferissimo puntare il capo verso l’alto, attendendo che arrivi qualcun altro a salvarci, a renderci migliori e, forse, a sperare ancora.

E’ una cosa che vediamo tutti i giorni, anche nel nostro paese, quando la politica non è più politica ma diventa fede, quando seguiamo l’uomo più estremo perchè ormai non ci soddisfa più il moderato. Dove, per poterci sentire ancora vivi e utili, seguiamo falsi guru e teorie complottiste, tutte volte a rappresentare una sovra-società sovra-umana.

Il supereroe ha fascino, ha carisma, fa il lavoro sporco per noi, e noi dobbiamo solo avere fede. E’ una considerazione che lascia il tempo che trova, ma nella mia testa lo trova eccome. Perchè dopo la speranza, il cinismo, la sovra-realtà, le divinità, di cosa mai potremmo avere paura?

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