Vi smonto le critiche negative a Mad Max

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E lo farò con arroganza, senza vergognarmene, perché questo film per quanto mi riguarda rasenta la perfezione. Può piacere o non piacere, ma di certo non può essergli mossa alcuna critica, se non puramente soggettiva e legata necessariamente al genere.

Se non ti piace il post-apocalittico, il film d’azione, il film epico, non guardarlo.

1) “Il film è senza trama”

So what? Il cinema degli ultimi anni, cavalcando la tendenza del rendere le storie fantastiche verosimili, ha inseguito l’ossessiva giustificazione delle azioni impossibili. In questo modo, il pubblico con deficit d’attenzione confonde la mancanza di subordinate, ghirigori e barocchismi come una trama che non c’è. Siamo così abituati al sovraffollamento delle informazioni che quando ci troviamo di fronte a una vera e propria avventura epica e lineare “vecchio stile” riusciamo a criticarla nella struttura. Il cinema che ci considera annoiati e stupidi è un cinema che non fa bene. E criticare ciò che invece ci accompagna, senza pretese, anzi, concedendoci il lusso della sospensione dell’incredulità, in un’avventura classica, è davvero un modo scemo di gestire la visione di un film. Considerato il fatto che il regista, con modalità al limite dello splendore, ci racconta un mondo e una società distopica attraverso le immagini. So che ai più può sembrare shockante, ma il cinema è questo, raccontare attraverso le immagini. Niente sovrainformazioni, un percorso lineare e semplice che descrive un mondo storpiato e bestiale. E contemporaneamente funzionale. Ogni oggetto, ogni indumento, ogni parola aggiunge un tassello del grande puzzle che compone la vita dopo la vita.

2) “Il film è femminista”

Se in un film ci sono molte donne, non deve essere per forza femminista. Se in questo film le donne combattono, non deve essere per forza femminista. Se queste donne scappano da altre persone, non è comunque femminista. Ma soprattutto, se davvero fosse femminista, non vedo perché usare l’aggettivo in modo dispregiativo. Paradossalmente trovo la trama estremamente “naturale”, considerando la società che ci viene presentata. Perchè la dinamica del capo tribù, bestiale e monarchico, è quello di creare una progenie sana e bella. E in questo ci vedo naturalezza di quell’istinto primordiale che viene sottolineato e che compone la spina dorsale della nuova società. E’ naturale nella sua distorsione, quindi davvero non capisco come lo si possa immaginare in termini femministi. Le donne combattono? Beh, è una cosa che fanno da sempre, come gli uomini. Se proprio proprio vogliamo dargli una connotazione sessista che, ripeto, in questo contesto è assolutamente fuoriluogo, lo vedrei forse maschilista, ma solo perchè è pieno di figone. Cosa che, tra l’altro, è completamente giustificata dalla trama. Sono persone che “naturalmente” combattono contro altre persone, una battaglia primordiale che traccia i confini e gli agghiaccianti valori di quel mondo post-apocalittico.

3) “Il film è come un videogame e annoia”

Certo, se non conosci il mondo dei videogame e spari parole a caso, non è davvero colpa del film. Soprattutto coi videogame che girano in questo periodo. Un altro attributo usato in senso dispregiativo che in realtà non lo è. E’ solo mancanza di informazioni, che si può tradurre come ignoranza. Il fatto della noia è molto soggettivo, di certo ci vuole del coraggio per etichettare un film epico e avventuroso come “noioso”. Ma insomma, lì fuori è pieno di generi, magari sei più portato per il romantico, la commedia, o il nuovo horror per signorotte borghesi. Non devi di certo dispregiare un film perché non ti piacciono le sue radici.

4) “E’ un film senza cuore”

Tra tutte le critiche, è quella più scema. Nella nuova società i valori sono portati all’estremo, vivono solo quelli legati alla sopravvivenza della specie, in contrapposizione con la sete di potere e controllo che hanno da sempre caratterizzato la società umana. In questo clima di vita e morte, di violenza e fanatismo religioso, esiste un’empatia che fa eco all’essere umano del passato. La lotta di Furiosa contro un comportamento che non ritiene giusto. Questo sentimento è così pieno di sfumature umane che descriverlo “senza cuore” mi lascia estremamente perplessa. Vedo l’eterna lotta della solidarietà verso i deboli che maschera in realtà un tentativo di redenzione personale. Un altruismo che si fonde con l’egoismo umano. Lo stesso Max, l’anti-eroe folle e pieno di tic, combatte in modo semplice ma profondo il suo istinto di sopravvivenza, diffidente e sincopato ma contemporaneamente affidabile e utile. Questa enorme ma sottile empatia che lega storia e personaggi, in un tiepido ricordo di ciò che era l’essere umano prima dell’apocalisse. Un sentimento morale che non diventa mai troppo pesante, troppo indelicato, troppo fuori tono. Resta lì, nell’ombra, forte ma non invadente. La regia accompagna con le immagini questo contrasto, tra il furioso e il dolce, lavorando con piccoli espedienti e con profonda passione.

A questo film io do 9,9/10, ma solo perché Tom Hardy avrebbe potuto togliersi la maglietta almeno per un secondo e invece, mannaggia a lui, non l’ha fatto.

Elisa

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