Serie tv: cosa non perdersi e chi prendere a schiaffi (marzo edition)

Per quanto ci riguarda, l’inizio dell’anno è stato un periodo che abbiamo più che altro dedicato alla re-visione di serie tv già viste. Perchè ai drogati va bene tutto, basta guardare guardare guardare. Così ci siamo abbandonati a Black Books (per tipo la milionesima volta) ma anche Community.

Partiamo però con le new entry che abbiamo piacevolmente accolto nella nostra collezione di droghe iniettabili per via oculare.

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Chi ama le commedie questa non può davvero perdersela. Unbreakable Kimmy Schmidt, serie di proprietà della rigogliosa Netflix e creato da Tina Fey e Robert Carlock. Tina Fey, tanto per capirci, è una delle scrittrici del Saturday Night Live, presentatrice dei Golden Globes, creatrice di 30 Rock nonchè mia potenziale super miglior amica. Diciamo che la amiamo follemente (qui sotto in una foto di repertorio).

30 Rock - Season 7

La storia di Kimmy parte con originale semplicità: ex-vittima di una setta di apocalittici che vivono sotto terra riesce a liberarsi e affrontare così la vita reale, dopo 15 anni vissuti alla mercè di un guru pazzoide. I personaggi sono estremamente divertenti, di quella divertenza cinica e inappropriata di Tina. Ma la cosa migliore di questa serie è, senza dubbio la sigla. O meglio, possiamo dire che io e Pekka appena ascoltiamo un motivetto completamente deficiente, decidiamo all’unisono che quello sarà il tormentone dei prossimi mesi. Ce l’abbiamo anche come suoneria e sveglia. E non sto scherzando.

L’altra serie nuova di pacca è The last man on earth, commedia splendidamente cinica e imbarazzante creata da Will Forte, che ne è anche il protagonista.

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Cosa fareste se foste l’ultima persona viva sulla terra? Beh, Phil fa cose genialerrime tipo queste:

La piscina di Margarita

La piscina di Margarita

Il superbarbone

Il superbarbone

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Il costruttore del Jenga più alto del pianeta

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Bowling con le auto di lusso

Una pacchia no? Questo segnatevelo, le prime puntate sono eccezionali, staremo a vedere come si evolverà. Will Forte grande attore, fotografia molto caruccia e trama che fa l’occhiolino a molti altri film di “ultimi uomini” ma senza mai scadere nella noia.

Ma passiamo ora alle note dolenti. Per par condicio, ad ogni serie che nasce ce n’è una che perde smalto. E in questo caso, per l’appunto, sono due.

Ci dispiace molto perchè entrambe sono serie che abbiamo amato.

La prima è House of cards.

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Che fine dimmerda hanno fatto fare a Frank Underwood? Da ruspante Satana della politica a debosciato petulante Presidente degli Stati Uniti. Un personaggo che ha completamente perso smalto, spessore, tridimensionalità. Dove prima c’erano molteplici sfacettature della sua personalità, ora c’è noia assoluta. Gli altri personaggi lo seguono a ruota, in un pastone di storie e sottostorie assolutamente non interessanti e a tratti pure irritanti. Ormai finiremo anche di guardarlo, non ci manca molto. Tuttavia è una serie che mi ha profondamente deluso, un po’ come è stato per American Horror Story. Anche se ci fosse un finalone e se tutte queste puntate flemmatiche e insulse servissero come base per qualcosa di incredibilmente maestoso, resterei comunque incazzata. Non si fa così, noi ci volevamo bene a Frank.

L’altra, ahimè, è Community.

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Una delle nostre serie preferite di sempre, originale, incalzante, completamente senza senso. Cattiva da morire, piena di persone con gravissimi problemi pscologici e un sistema scolastico che promuove attività folli ed estremamente pericolose. C’è da dire che questa serie ne ha passate di tutti i colori, l’hanno cancellata, ripristinata, hanno cacciato il creatore (Dan Harmon), l’hanno fatto tornare, e per ultimo Yahoo se l’è comprata. Alcuni attori hanno lasciato la serie, altri sono stati rimpiazzati; insomma, un autentico casino televisivo. E infatti la serie ne ha risentito molto. Andando poi a finire da Yahoo, quindi con molto più tempo a disposizione e con un sacco di tormenti tecnici alle spalle, la serie s’è svuotata di quel sapore accattivante. I nuovi personaggi sono assolutamente inutili e inappropriati, le storie sono vuote e diluite, la passione è sgonfiata. Il problema principale, a nostro parere, è proprio il tempo. Averne troppo ti porta a dilatare le circostanze, non riuscendo più a perseguire quel ritmo serrato e incalzante che aiuta sicuramente la risata e i tempi comici. E’ come se nessuno sapesse dove andare a parare. Pekka mi faceva anche notare che, a differenza delle altre serie, ogni puntata ha solo la storia principale; niente secondarie. E’ un palloncino bucato, in lento declino. E’ tristissimo sapere che questa sarà la fine di una serie tv così amata.

Non ci resta che abbandonarci ai nuovi intrattenimenti. E fare gli umarell della situazione, esaltando le belle serie quando erano all’apice della loro gloria, quando si stava meglio quando si stava peggio, quando qui era tutta campagna.

Elisa

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