Whiplash – della delizia del montaggio e del pathos

whiplash-damien-chazelle-2014-02

 

Whiplash è un film che prende forma grazie all’alchimia micidiale tra due ottimi attori. La sceneggiatura, scritta da questo tizio, è incredibilmente semplice e lineare. Senza fronzoli, subordinate o sovrastrutture. E’ come bere un bicchiere di fresca birra schiumosa, semplice e soddisfacente. La peculiarità di questa pellicola sta nella creazione di un pathos di altissimo livello, “malgrado” i pochi elementi fondanti. E’ un film che eleva le capacità tecniche ed attoriali che, unite in un felicissimo matrimonio, tengo lo spettatore incollato allo schermo. Una profonda tensione che esplode grazie all’alchimia di due personaggi, in un loop infinito di amore/odio, di disperazione e soddisfazione.

Miles Teller ha sicuramente dato tutto se stesso per dare spessore e tridimensionalità al giovane Andrew, ma senza la massiccia e immensa presenza di JK Simmons. Ci si innamora immediatamente del suo personaggio. Un uomo terribile, violento e senza pietà. Un folle, distorto dal desiderio di creare perfezione e bellezza in un mondo difficile e rigoroso come quello della musica jazz.

Quello che apprezzo di questo film è che può essere studiato come esempio tecnico dell’importanza del montaggio. Montaggio che spesso salva pellicole allo sbaraglio e le trasforma in cult (vedi Lo Squalo). In questo caso la volontà è quella di strutturare ritmo non solo a livello sonoro ma anche visivo. Frammenti concitati per scene di tensione, rabbia, musica. Inquadrature lente e intense per tutti i confronti emozionali.

La fotografia è calda, legnosa. Un’atmosfera accogliente che nasconde il trabocchetto. Poi vira al verde, al blu, segue le sensazioni, la rabbia, lo scontro. Accompagna il pubblico in un crescendo viscerale di emozioni. E’ tutto molto semplice e contemporaneamente estremamente ricercato.

Questo film l’ho amato in tutte le sue forme. Sono rimasta incollata, con le mani sudate, perchè l’immedesimazione qui, a mio parere, funziona da dio. Proprio per la sua semplicità, per la sua linearità. Malgrado non sia una grande appassionata di musica, nè di jazz, nè di impegni di vita se è per questo. Personalmente vorrei che questo film vincesse tutto, ma è pur sempre un film minore di un regista minore, ma vai a capire cosa passa per la testa all’Academy.

 

Advertisements