Quando Tim Burton si ricorda di non essere solo Tim Burton – Big eyes

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Ogni tanto i miracoli di Natale succedono. Io mi metto a dieta, un grillino azzecca un congiuntivo, Tim Burton fa un film decente. Sono regali rari, bisogna averne cura.

Tim Burton è uno dei pochi registi (molto) famosi in grado di generare forte stima e contemporaneamente infinito disprezzo. Dalle sceneggiature rovinose ai loop perpetui di fotocopie di un solo ed unico stile. Reiterato fotograficamente e sgonfiato di qualsiasi funzionalità. Negli ultimi anni è riuscito a superare in raccapriccio perfino l’ormai noto imbecille Quentin Tarantino, ingabbiato in un vortice di masturbazione stilistica vuota e insostenibile. La carriera del regista di Big eyes ha sempre avuto un percorso altalenante, riuscendo a toccare vette di delizia con pellicole quali, ad esempio, Big Fish, per poi ricadere nel più tetro orrore insipido stile Dark Shadows, La fabbrica di cioccolato, o magari Sweeney Todd.

Un alcolista che deve essere controllato continuamente. Un rutto soffocato alla cena di Natale. Una persona assolutamente non in grado di gestire le proprie pulsioni. Eppure è dotato di grande tecnica e gusto, si muove rilassato nel montaggio e nelle inquadrature, è in grado di sostenere una sceneggiatura particolarmente discorsiva. Sa far ridere e sa commuovere.

Guardando Big eyes, incredibilmente, ti dimentichi di lui, ti dimentichi di quell’eccessiva e ingombrante presenza burtoniana. Guardando Big eyes vedi l’attore, assapori la storia, ti lasci identificare. E’ incredibile quanto una biografia riesca a riportare anche il più cretino coi piedi per terra. Perchè sicuramente Big eyes non è il film più bello del mondo, è una biografia mediocre, la regia è accademica e rigorosa, le scelte stilistiche di certo non brillano di originalità. Tuttavia la sua presenza quasi si annulla, quasi non c’è.

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Certo, guardando bene bene bene ci accorgiamo quasi una timidezza, quasi come stesse cercando di ricordarsi come si produce un buon film. Gran merito sicuramente anche agli attori, una Amy Adams in gran forma. E poi vabbè, Waltz dove lo metti sta. Un po’ sopra le righe, ma probabilmente è questione di biografia. Il tema gotico è presente, è il protagonista, ma resta in un angolo e parla solo se interpellato. I colori pastello sono quelli di Scissorhands, il prodotto finale ricorda tanto il beneamato Ed Wood, uno dei migliori lavori di Tim Burton, lasciato un po’ nel dimenticatoio di tutti quei “mi piace un casssino Burton, è così davvvvk”.

Poi però annuncia Beetlejuice 2, è un po’ ti sale il porco. Uscirà anche Alice in Wonderland: attraverso lo specchio, ma a quanto pare lui sarà solo il produttore.

Insomma, non so mai se amarlo o odiarlo. Alla fine ci ha dato l’unico vero Batman. Ci ha fatto uscire di testa con Mars Attacks! E c’ha annoiato a morte con La sposa cadavere o con quella porcheria de Il pianeta delle scimmie.

Sinceramente spero che l’allontanamento dalle pessime influenze di cui si era circondato lo facciano rinsavire. Perchè ricordo ancora tutto l’amore che ho provato guardando per la prima volta Edward e vorrei riuscire a dargli ancora qualche credito. Big eyes è stato uno step positivo. E’ che ormai siamo disillusi *faccina triste con occhi grandi e lacrimosi*

[Elisa]

 

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