Come nasce un regista – David Lynch (piccolo estratto della tesi di laurea)

Mi sono laureata nel 2005 con una tesi sui cortometraggi di David Lynch all’università Ca’ Foscari, a Venezia. Ricordo che al tempo avevo fatto i salti mortali per recuperare i corti, quando ancora non esisteva una interwebs così ricca o delle spedizioni dall’estero così efficienti. Ricordo che alla discussione della tesi i professori mi forzarono a fermarmi perchè stavo andando avanti a manetta. Mi è sempre stato impossibile dare una taglio alle chiacchiere su Lynch. “Se ti diamo 110 e lode di fermi adesso?”, con riluttanza dissi di sì. Al tempo non era ancora uscito INLAND EMPIRE, altrimenti avrei dovuto accettare un voto più basso e raccontare ai presenti i mille collegamenti e risoluzioni di tutto l’immaginario lynchano all’interno di quel film. Sta di fatto che, una volta uscita, non sono riuscita ad evitare il trattamento demmerda che in Veneto dedicano ad ogni neo-laureato. Mutande in testa (con carta igienica in allegato), scritte sulla faccia e un cartello che riportava la celebre scritta “Dottore del buso del cul”. E’ stata una bella giornata.

Non ho scritto una tesi infinita, anche se avrei voluto. Però mi è piaciuto tantissimo avere la possibilità di metterla in piedi, di darle vita. Lynch è un personaggio tridimensionale sotto migliaia di punti di vista, è stato un baluardo di innovazione tecnica e commerciale. Eccentrico e introspettivo, ha sempre lasciato parlare i suoi lavori per sè. Ed è la cosa di lui che apprezzo di più: è uno dei pochi registi a permettere allo spettatore di creare la quarta parete, di dare un senso alle cose, di riempirsi di emozioni e, in questo modo, regalare un diverso film ad ognuno di noi.

Qui sotto c’è uno dei passaggi della vita di Lynch che preferisco, il momento in cui l’uomo è diventato artista. Il momento in cui David ha scoperto il movimento. Prima o poi pubblicherò la mia tesi, senza fretta.. Un microscopico omaggio ad un uomo che, malgrado folli concezioni trascendentali, resta tutt’oggi un gigantesco e inarrivabile mito cinematografico.

Til presse møde på Gammel strand, hvor han udstiller.

David Lynch nasce il 20 Gennaio del 1946 sotto il segno del Capricorno. La città è Missuola, nel Montana, 30.000 anime. L’ambiente è come uno se lo aspetterebbe: montagne rocciose, molto legname e vita tranquilla. David è il più vecchio di tre fratelli (John e Margaret); il padre era ricercatore scientifico presso il Ministero dell’Agricoltura; sua madre faceva l’insegnante di lingue a domicilio. A causa del lavoro del padre la famiglia era solita spostarsi frequentemente, quasi come fosse nomade; ci furono quindi Idaho, Boise, North Carolina, Durham e Virginia. Un’eterogeneità di luoghi, di usanze, di personaggi, di ambienti, dal quale Lynch avrebbe poi estrapolato e rielaborato la maggior parte delle sue idee registiche.
Cominciò presto ad appassionarsi alla pittura, anche se lo stesso concetto gli era piuttosto vago. Nell’intervista rilasciata da Lynch a Chris Rodley, il regista afferma:
[…] Da piccolo avevo l’abitudine di disegnare e dipingere di continuo. Una cosa per cui ringrazio mia madre è di aver rifiutato di darmi degli album da colorare, perchè è così limitante… Mio padre, che lavorava per il governo, si portava a casa delle risme di carta. […] Avevo suppergiù quattordici anni quando andai coi miei nonni paterni su nel Montana. Il nonno stava tornando al suo ranch, nel quale era cresciuto mio padre – Il Sweet Ranch, nel Montana – e mi mollarono a Hungry Horse con mia zia Nonie Krall. In questo paesino, che si trova proprio nei pressi della diga dello Hungry Horse, vivono circa duecento persone, e ci sono tutti quei negozi di cianfrusaglie. Zia Nonie e zio Bill gestivano un drugstore, e di fianco a casa loro abitava un pittore di nome Ace Powell, della scuola di Charlie Russell e Remington. Di solito andavo lì e disegnavo. Lui e sua moglie erano entrambi pittori, e avevano sempre carta e tutto il resto. Ma era così fuori mano, sperso in quell’angolo del West, che non mi era mai balenata l’idea che la pittura potesse essere qualcosa di reale; pensavo che si trattasse di una faccenda tipicamente western.
[…] Ci eravamo trasferiti in Virginia e io non sapevo che cosa avrei fatto. Non ne avevo proprio la minima idea, sapevo solo che mi piaceva dipingere. Mio padre era uno scienziato, così pensavo che forse lo sarei stato anch’io. Era come se non pensassi per niente, zero pensieri originali! Conobbi il mio amico Toby Keeler nel cortile davanti alla casa della mia ragazza, Linda Styles. E Toby fece due cose: mi disse che suo padre era un pittore, il chè cambiò completamente la mia vita, e mi soffiò pure la ragazza! Così andai a Georgetown a visitare lo studio di suo padre, che era davvero un tipo in gamba. Lavorava per conto proprio, non apparteneva realmente al mondo dell’arte; tuttavia aveva dedicato la sua vita alla pittura, e ciò mi scosse nel profondo. Io e il padre di Toby, che si chiamava Bushnell Keeler, diventammo amici, il che mi fece decidere per un corso di pittura: dunque andò tutto alla grande, al 100 per cento. […] Fu uno di quegli eventi che hanno del fantastico, perchè è come se ti mettessero sulla tua strada: l’incontro con Toby nel cortile di fronte alla casa di Linda Styles… 1960, 1961 forse.

Un altro importante compagno di classe che segnerà la vita di Lynch fu Jack Fisk, destinato a diventare non solo il suo migliore amico, ma anche un affermato scenografo e regista. Insieme si iscriveranno, nel 1965, alla Pennsylvania Academy of Fine Arts a Philadelphia. Qui Lynch troverà un ambiente consono alle sue inclinazioni e che lo spronerà sempre più a dedicarsi alla pittura e alla fotografia.

I was painting very dark paintings. And I saw some little part of this figure moving, and I hear a wind. And I really wanted these things to move and have a sound with them. And so I started making an animated film as a moving painting.

[Stavo dipingendo un quadro molto scuro. E vidi qualche piccola parte di questa fi- gura muoversi, e sentii un vento. E volevo veramente che queste cose si muo- vessero e portassero un suono con loro. E così iniziai a produrre un film di ani- mazione come un dipinto che si muove.]

La pittura, forse, cominciava a diventare limitativa per la sua creatività; mancava qualcosa nei suoi quadri, qualcosa di semplice ma fondamentale. Mancava il «movimento». Cominciò a percepire che la sua arte aveva bisogno di azione, moto, dinamismo. Tuttavia, almeno per il primo cortometraggio, realizzato nel 1966, non abbandonò del tutto le sue origini. Si trattava di sperimentare qualcosa che si presentasse come un ibrido tra pittura e animazione, tra la tela e la pellicola. Qualcosa che uscisse al di fuori dei contesti abituali, dalle regole prestabilite, dalla tecnica applicata verso una sola direzione. Un altro passo verso un mondo che non conosceva, che lo portò, inoltre, a cimentarsi nell’arte della scultura, creando così un’opera molto vicina ad un’installazione. Nel 1966 nasce Six Men Getting Sick (Six Times), il primo cortometraggio di David Lynch.

At the Academy I got this desire to see these paintings, you know, move. And I heard like little sounds and things with them. So I did an experiment in animation where I built like a moving painting.

[In Accademia avevo il desiderio di vedere questi quadri muoversi, capisci. E sentii come piccoli suoni e cose con loro. Così feci un esperimento di animazione dove costruii una sorta di quadro animato].

[Elisa]

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