Muore Giger, il padre dei miei incubi

Muore Giger a 73 anni in seguito alle ferite riportate in una brutta caduta.

E io che stavo con la mano tesa da anni nella speranza di poterlo incontrare e stringergli la mano e dirgli quanto la sua visione ha significato per me, resto a bocca asciutta e con un vago senso di perdita familiare.

Dopo essermi interessata alla sua arte, dopo aver visto ogni singolo documentario, intervista, mostra, dopo aver collezionato libri, riviste, stampe delle sue opere. Dopo essere andata a visitare il Giger Museum a Gruyeres ed esserne rimasta completamente affascinata, circondata dal papà della mia e della vostra più sordida ed eccellente immaginazione, mi sento un po’ tanto triste.

Da anni inseguo l’idea di farmi un tatuaggio con lo xenomorfo, in onore di uno dei miei incubi ricorrenti. O meglio, sogni. Perchè le sue creature non mi hanno mai fatto paura. O meglio, così tanta paura da trasformarsi in profonda ammirazione. In amore. Un amore per quegli incubi nei quali i suoi mostri cercano sempre di uccidermi e io riesco sempre ad avere la meglio. Giger ha dato un volto ai miei demoni e per questo gliene sono grata.

E poi, insomma, a mio parere un po’ di disagio lo condividevamo. Mi rattrista sapere che lui non c’è più. Che non se ne sta in qualche angolo buio del suo castello ad immaginare cose strane e contorte. A noi resta la sua arte, che ha shockato e deliziato il mondo. Un’arte che tanti hanno provato a sfiorare. Ma lei è come lo xenomorfo, perfetta e letale. Impossibile da soggiogare, da imitare, da emulare.

giger bar

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