Fake Detective

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Devo ancora realizzare se True Detective è stata una sveltina o una lunga agonia di petting adolescenziale. La serie dell’HBO che nelle ultime settimane ha eccitato un po’ tutti, volenti o nolenti, mi ha lasciato un chiaro retrogusto amaro. E’ comunque indubbio che ci sia di peggio. Questa serie ha i suoi lati positivi, e sono quelli che mi hanno dato la speranza di una serie coi controcazzi, in questo triste periodo di vuoto cosmico.

Ho sempre avuto un grande debole per la buona fotografia e le scenografie, motivo per il quale questa serie mi ha decisamente soddisfatto. A partire dalla sigla, meravigliosamente costruita, la scelta del viraggio della fotografia, le spettacolari inquadrature e le location, che mi hanno fatto sbavare costantemente. Molta cura, molta passione per l’immagine. Punto a favore di True Detective.

La seconda nota positiva è la recitazione di Matthew McConaughey. La sua inspiegabile epifania me lo ha fatto apprezzare molto, in True Detective ma anche in Dallas Buyers Club. A mio parere è la rivelazione del 2014. E sono contenta che sia uscito l’attore, oltre al muscolo e alla faccia da piacione inebetito. Buon per lui e buon per noi.

Ma i problemi di questa serie tv sono molti, e sono pesanti.

La prima grande falla nella costruzione di True Detective, a mio parere, è il disequilibrio tra caratterizzazione/crescita dei personaggi e trama investigativa. Malgrado sia piacevole notare che un autore si soffermi sui risvolti personali del/dei protagonista/i, non si deve mai dimenticare che uno spettatore è molto più interessato all’investigazione, alla risoluzione del caso, al mistero svelato. E ne deve essere soddisfatto al 100%. True Detective pare invece avere un forte disequilibrio verso il rapporto tra Rust e Martin. E con ogni probabilità era quello lo scopo dell’autore, ma ad occhi esterni pare una sorta di grande sega recitativa a danno del genere a cui si rivolge. Per una serie di 8 puntate la suddivisione degli argomenti è completamente sbagliata. Intere puntate nelle quali, a livello di investigazione e di risoluzione del caso, non succede assolutamente niente. Andrebbe bene se fosse la classica serie da 20/25 puntate. E invece no, tanta tanta crescita del personaggio e una puntata finale trattata in maniera frettolosa e insoddisfacente. Tante domande lasciate sospese, tanti concetti, background, risvolti lasciati all’immaginazione dello spettatore.

Uno spreco, a tutti gli effetti. Di scenografie, fotografia, location, attori e trama potenziale. Un entusiasmo smorzato soprattutto nel finale, con quell’improbabile villain.

Perchè diciamolo. Con tutte le seghe e il blaterare di Rust sul Male (WHAT??!), con il delicato e agghiacciante argomento della pedofilia, farcita da Santeria, voodoo e sacrifici a Satana, uno si aspetta come minimo il peggior cattivo della storia. Il Keyser Soze della Louisiana. Che malato è anche malato, ma di quel male che fa davvero ridere. Inspiegabile il suo charm potenziale nei confronti di tante e tante persone che girano attorno alla setta, considerato il fatto che la sua istruzione non dev’essere stata particolarmente consistente. Un soldato Palladilardo che si crede la Maria Maddalena e fa la fine del suicida. L’infinita scena finale di Rust che arranca lentamente tra tutto il materiale di scena non usato in precedenza, mentre Palladilardo si improvvisa rumorista e blatera di divinità e morte, come un’adolescente in preda a crisi ormonali. Titoli di coda e non sai se ridere o metterti le mani nei capelli e, con aria confusa, sussurrare un WTF.

Il potenziale c’era, e lo ripeto. C’erano gli attori, c’era la trama, c’era la location e consistenza tecnica. E sono comunque riusciti a sgonfiare tutti gli entusiasmi possibili, mettendo in scena una blandissima e inconcludente risoluzione del caso, in contrasto con una crescita dei personaggi che, alla fin fine, non porta comunque da nessuna parte.

Quei poveri stronzi non-hipster avranno pur diritto a godersi un giallo in santa pace senza dover assecondare i monologhi della vagina ogni 5 minuti? Evidentemente no. Fortuna che l’autore, di tanto in tanto, lanciava un Harrelson-salvagente. Una battutina qui e lì per smorzare il desiderio di prendere a bastonate il televisore. Che comunque McConaughey m’è piaciuto, un personaggio diverso, quasi originale, ma troppo troppo pesante per una trama e una serie di queste dimensioni. Lo Sheldon Cooper di True Detective.

E se comunque questo era lo scopo dell’autore, beh, io ho tutto il diritto di dire che non m’è piaciuto. O meglio, resta sulla soglia della sufficienza, ma davvero non va oltre. NEEEEXT PLEASE.

True Detective Parody

[Elisa]

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