Elisa e il grosso errore di rivedere In cerca di Amy

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L’altra sera io e Pekka per cena ci siam rivisti In cerca di Amy, regia di Kevin Smith, datato 1997. E’ un film che per molti ha rappresentato qualcosa in un periodo travagliato qual è l’adolescenza e la gioventù, densa di petulanti paturnie e babbionaggine ribelle. Perchè Kevin Smith è quel tipo di regista, attaccato alla proprie origini da ragazzino del sobborgo mai veramente cresciuto, alle prese coi drammi sentimentali. Lo abbiamo visto in Clerks, in Mallrats, in Amy, in Jersey Girl. Insomma, il suo mood è quello, e purtroppo o per fortuna non è mai riuscito a svincolarsene del tutto. Il problema tuttavia non sta nelle scelte registiche più o meno imposte del nostro caro vecchio Mr Smith. La bellezza sta negli occhi di chi guarda, giusto?

Ecco, guardare In cerca di Amy, a distanza di molti anni dall’ultima visione, ci ha lasciato confusi e pensierosi. Perchè non è il film ad essere invecchiato male, siamo semplicemente noi ad essere cresciuti. In meglio o in peggio chi può dirlo, sta di fatto che quella poetica, quel contenuto, quei drammi e quei temi trattati, sono scaduti. Ricordavo una delle più belle scene del film come un insegnamento di vita, quando Silent Bob parla della ricerca di Amy, dei suoi errori giovanili e della mestizia derivata da una scelta sbagliata. Con ogni probabilità, se non avessi rivisto ora questo film, quella scena avrebbe continuato a piacermi. Ma guardando quella pellicola con gli occhi di adesso, l’unica critica obiettiva che mi esce è che In cerca di Amy non è più roba per me. Battute cretine, situazioni non-sense, risoluzioni dei problemi completamente imbecilli, personaggi fastidiosissimi e attività dramaqueen ai massimi livelli storici. Eppure, che cazzo, sto film mi piaceva un sacco. E allora va bene, sono cresciuta, siamo tutti cresciuti, e a quanto pare ci son pellicole che proprio non stanno al passo con te.

So che sembra assurdo, ma mi ha fatto un po’ impressione. Mi fa sempre impressione capire l’andamento inesorabile del tempo attraverso frivoli fattori esterni. Amy è l’ennesima conferma che sto invecchiando. E quasi quasi, grazie al cielo. Non c’è più tempo per le stronzate nostalgiche, i drammoni da relazione complicata, i bisticci scorregge-rutti con gli amici.

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Una volta ero così e adesso non lo sono più. Puff!

Con Pekka abbiamo ricordato anche quella generazione di libri “per giovani” che al tempo ci facevano impazzire ma che poi, d’un tratto, senza apparente motivo, non significavano più niente. NO MI SPIACE, NON MI SEI ARRIVATO. Voltiamo pagina e interessiamoci di politica, o di disoccupazione, o di tasse da pagare o di case da comprare. Che poi non è vero, la grande capacità del nerd è di non crescere mai del tutto. Pericolo scampato.

Però qualcosa non siamo proprio riusciti a tirarcelo dietro. E ora vivo del terrore di sminchiare qualche altro grande classico della mia gioventù, riguardarlo e bestemmiare tutto il tempo. No no no no, tenetemi lontano i film di gggiovani coi problemi sentimentali e le paranoie sociali. Voglio vivere nell’illusione di aver avuto gusti decenti anche da piccola. Anche se ormai il danno è fatto. In cerca di Amy m’è scivolato addosso e non lo ripiglio più.

[Elisa]

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