Found footage sì found footage no

Ma parliamo di found footage e mockumentary. Parliamo di questo genere astioso che molti di noi odiano visceralmente. Tipo Pekka. Quando a Pekka chiedete cosa ne pensa del found footage, lui risponde con una bestemmia.

Cos’è un mockumentary? E’ un documentario finto. Avete mai visto Zelig? A Woody Allen piacciono tanto i falsi documentari. Sono costruiti con lo stesso materiale di un vero documentario: interviste, testimonianze, reportage. Solo che è tutto finto. Tuttavia la sospensione dell’incredulità gioca sempre a favore del regista e, se costruito in maniera adeguata, un mockumentary può trasformarsi in un vero capolavoro.

Il found footage fa capolino quando, nella finzione, una o più persone hanno girato uno o più filmati amatoriali del terribile disastro che hanno vissuto in prima persona. E con ogni probabilità ci sono pure rimasti secchi. Al chè qualcuno arriva, trova la telecamera o il cellulare del morto stecchito, e lo rende pubblico. E’ una modalità strettamente associata al genere horror poichè le immagini in movimento, sincopate e tremolanti, sottolineano alla perfezione le sensazioni che il regista di un film horror vuole trasmettere al pubblico.

Uno dei primi film che ha usato il found footage è stato Cannibal Holocaust (1983), molto conosciuto dagli amanti dell’horror e, volente e nolente, pietra miliare di un cinema estremo e controverso. Tuttavia, grazie anche all’originale marketing attorno al film, fu Blair With Project (1999) a sdoganare ufficialmente il found footage a livello hollywoodiano. BWP è un film costruito interamente con telecamere a mano, qualche attore sconosciuto e una foresta con le casette rotte. Tutto qui. Non è costato un cazzo ed ha guadagnato milioni su milioni. Quando uscì fece il suo bel boato. Ad alcuni piacque un casino, altri non ci vedevano niente. O meglio, ci vedevano solo quello che era: un film mosso con gente al buio che piange.

Eppure era una novità, una novità che avrebbe spalancato le porte (più o meno inconsciamente) a uno stile di ripresa che ora usano moltissimi registi.

L’accusa che più spesso viene rivolta ai film con found footage è la scarsa verosimiglianza. Che, se ci pensate, è paradossale, proprio perchè l’intenzione della camera a mano è quella di farti vivere in prima persona le disperate avventure dei protagonisti. Il tentativo è quello di portarti alla realtà dei fatti nudi e crudi, senza filtri. Perchè quindi alcuni film risulterebbero poco verosimili? A causa delle forzature. Lo sappiamo, viviamo in un mondo pregno di telecamere di sorveglianza o di gente col cellulare o di maniaci che filmano qualsiasi cosa, e malgrado questo, in alcuni casi, l’idea che ci sia una telecamera proprio lì (ma guarda le fatalità) appare stonata. E anche nei casi in cui la camera ha il suo perchè, alcuni diffidenti del pubblico si chiedono “Ma per quale stracazzo di motivo non molli la telecamera e ti metti a correre seriamente/aiuti la persona/fai meno il cazzone?”

Voglio precisare che a me il found footage non logora i maroni come a Pekka. Lo trovo un buon punto di vista. In certi casi però è davvero poco credibile. Ed è lì che mi scattano i nervi. C’è anche da dire, però, che se il film è bello io chiudo volentieri un occhio sulla poca verosimiglianza.

Altro fattore da sottolineare è il vomitino. E’ un po’ come la shaky-cam adorata di recente da alcuni registi cazzoni e che meriterebbero solo la morte attraverso Tagadà. In questo caso l’accusa di trasforma in “Salve, ho pagato 8 euri per vedere un film che non riesco a vedere. Come la mettiamo?”.

Grazie a Chtulhu il found footage e il mockumentary, se messi nelle mani giuste, riescono a trasformarsi in film apprezzabili.

Ne tiro fuori qualcuno (horroroso) che mi è piaciuto.

Cloverfield (2008) – tutto found footage. Qualche forzatura ma il film mi ha intrattenuto piacevolmente, quindi lo salvo alla grande.

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Chronicle (2012) – pure qui le forzature si sprecano, ma lo trovo un film davvero interessante, e adoro lo sclero psicologico del protagonista.

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Il quarto tipo (2009) – sono scema ma questo film mi ha terrorizzato. La premessa del mockumentary è interessante. All’inizio del film Milla dice che alcuni pezzi del film sono veri e altri sono ricostruzioni, portando così lo spettatore a cadere in una doppia trappola (a livello inconscio). Spesso si vedono sequenze che mostrano contemporaneamente il filmato originale e la ricostruzione. La finzione nella finzione. Il film non è un filmone, tuttavia ho apprezzato la costruzione. E ho fatto pure la rima.

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REC (2007) – Zombie zombie zombie, alè. La partenza è un servizio televisivo che si tramuta in found footage. L’ho trovato piacevole, na tamarrata piacevole.

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District 9 (2009) – bel mockumentary, bel film. A tratti straziante. Lo salvo assolutamente. E se non lo avete ancora visto, fatelo.

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Detto questo, assieme ai film che salvo, ce ne sono altri centinaia completamente da buttare. Tutti quelli di attività paranormale, assolutamente boring. Tutti gli esorcismi del mondo (in quei casi, poi, si arriva a livelli di idiozia estrema per quanto riguarda il concetto di “metti giù quella videocamera, testadicazzo”) e via dicendo. Il found footage è un’arma a doppio taglio e se non usata bene può far gravi danni. C’è però da dire che questa modalità è spesso usata nel genere horror che, volente o nolente, è associato al concetto di “film di serie B” e quindi alla fine tutto fa brodo. Ma gli estimatori del trash ti sgamano comunque.

Perfino un nostro caro amico è caduto nel tranello del found footage demmerda. Il papà degli zombie, il signor Romero. Con Le cronache dei morti viventi ha fatto proprio un bel lavoro del cazzo. Glielo perdoniamo? Vabbè perdoniamoglielo, ma che sia l’ultima volta.

(Tra l’altro un mio amico scrittore mi ha fatto vedere alcuni spezzoni di Man bites Dog, mockumentary malatissimo, lo consiglio ai soli psicopatici)

Per finire, perchè vi sto scocciando con sto footage sì footage no? Perchè oggi ho visto The Bay e non mi è dispiaciuto.

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La premessa è che una giornalista de noantri racconta via skype a un intervistatore X la storia che ha vissuto in prima persona in una cittadina che è stata rasa al suo da un organismo bastardissimo. Quindi, mentre guardiamo il footage, sentiamo il commento della donna (voce fuori campo) che ci racconta i fatti accaduti. Quando ho fatto sapere all’esimio collega Pekka che The Bay è un film carino ma che è in found footage mi ha risposto “Uffa, stronzi”.

La domanda finale è: quanto un film creato in found footage può diventare un deterrente per la visione?

Ai posteri l’ardua risposta.

[Elisa]

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