American Grindhouse – sesso, violenza e sangue sangue sangue

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Ieri sera abbiamo visto un documentario chiamato American Grindhouse, la storia dei film d’exploitation. Nelle interviste possiamo ascoltare le testimonianze tutti quei registi che hanno contribuito alla diffusione sfrenata e sfrontata di  film e cinema serie Z che offrivano al pubblico quello che “voleva realmente vedere”. Ovvero sesso e violenza. Il concetto interessante è che i film d’exploitation sono stati sia uno specchio della reale violenza della società nel corso della storia, sia l’unica possibilità di vedere qualcosa che altrimenti non avresti mai potuto vedere. Alcuni dei film che oggi riteniamo pezzi d’arte arrivano direttamente al cinema grindhouse, primo fra tutti Freaks, che fece estremo scalpore proprio perchè usò reali fenomeni da baraccone, qualcosa che la maggior parte degli americani non aveva mai visto così da vicino. Fu così shockante che, tra l’altro, segno la fine della carriera di Tod Browning.

Interessante è rintracciare le origini di molti filoni cinematografici che oggi sono totalmente blockbuster. Ad esempio il cinema noir, diretto discendente del genere “gangster e violenza”, che è riuscito a ritagliarsi il proprio spazio grazie al giusto equilibrio tra trama ed effettiva violenza sullo schermo. Pallottole a cascata, inquadrature fumose e, ovviamente, tanta gnocca (anche se abbastanza vestita).

Il genere che ha catturato la mia attenzione è stato quello sex gore.

Un bel giorno questo simpatico signore qui sotto, Mr. Gordon Lewis, guardando un film noir di gangster che si trivellavano di colpi, si è chiesto: “Ehi, ma il sangue dov’è?”

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Il sesso c’era, la violenza pure, mancava solo l’ultima componente: SANGUE SANGUE SANGUE. E Lewis fu davvero il padre del genere horror-trash. La cosa divertente è che lui parla del suo cinema come qualcosa di disgustoso, orrendo, davvero di bassa lega, e lo dice divertito e appagato. Un EROE. Da qui partirà una sequela di registi del disgustorama, completamente goliardici e coscienti dello squallore. E finalmente il genere splatter fiorisce e prende piede. Yay!

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TO AVOID FAINTING KEEP REPEATING: IT’S ONLY A MOVIE, IT’S ONLY A MOVIE, IT’S ONLY A MOVIE.

Un altro elemento interessantissimo è il rapporto tra cinema grindhouse e blockbuster. Le grandi mayor cominciarono a prendere spunto dai film proiettati nei bassifondi delle città. Avevano a disposizione un budget maggiore e registi/sceneggiatori di qualità. Nel 1960 arrivano Psycho e Alfred Hitchcock. E pugnalare ammorte la gente diventa commerciale.

Successe anche il contrario. All’arrivo di Jaws di Spielberg il cinema d’exploitation partì con una serie infinita di filmoni con creature marine ammazzatutti. E’ uno scambio interessante, ti fa capire che, in realtà, l’unica differenza tra un film trash e un film blockbuster è la quantità di soldi che investi. Non è quindi il tema che crea la differenza “artistica”, ma la possibilità di pagare un regista coi controcazzi. C’è sempre qualcuno che ammazza qualcun altro. Però se sei Hitchcock o Spielberg lo fai meglio.

John Landis protagonista indiscusso del documentario American Grindhouse. Le sa davvero tutte.

E non poteva mancare Joe Dante, il trash-man per eccellenza.

C’è pure qualche cenno al “nuovo” grindhouse: il cinema di Tarantino e Rodriguez. Come sappiamo, il signor Quentin è sempre stato affascinato dai film d’exploitation. E fin dai tempi di From dusk till dawn e Jackie Brown è andato a cercarsi gli attori di quei film anni 60/70 rintracciabili nei filoni “black power” o “donne in gabbia” (tra cui Pam Grier e Fred Williamson).

Per concludere consiglio il documentario a tutti gli appassionati di film gore/splatter/horror. Non perchè sia completamente esaustivo, ma perchè coglie i punti chiave della storia di questo filone cinematografico e offre molti spunti di visione e riflessione.

[Elisa]

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