World War Z – la versione di Elisa

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Mi ero preparata psicologicamente per una recensione bastarda e ignorante su World War Z. C’erano tutti i parametri e le congiunzioni astrali perchè ne uscisse un prodotto adatto alle bestemmie più virtuose: dalla lunghezza dell’organizzazione di sceneggiatura e riprese fino alla terrorizzante notizia che Lindelof sarebbe stato uno degli scrittori. E non è che Brad Pitt sia tra i miei attori preferiti in assoluto, o che consideri Marc Forster il genio della regia, o che ami particolarmente le trasposizioni cinematografiche di libri che mi son piaciuti. C’è sempre la delusione quando si parte da una base ben conosciuta.

La buona notizia è che ho trovato WWZ un film fondamentalmente buono. Diciamo un 6 e mezzo. Son di manica stretta, come sempre.

Ma partiamo dai punti a sfavore.

1) Mulino Bianco.

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Quel tentativo di introduzione alla famiglia felice m’ha lasciata con l’amaro in bocca.  Il mago delle dinamiche familiari resta Steven Spielberg, tutto il resto è Mulino Bianco. Le bambine pucciose che balzano sul letto dei genitori, la mammina che prepara la colazioncina, il papino che lascia il lavorino per stare con la famiglina. Tutto molto plasticoso, tanto botulino e poco realismo. Fortuna che dura poco.

2) Sei stata fantastica, buonanotte.

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Quel finale troppo sbrigativo, troppo ridotto, troppo veloce. Quasi come avessero finito i soldi. Che virus letale s’è sparato Brad? Chissà. In 30 secondi hanno impacchettato il vaccino, l’hanno lanciato in giro per il mondo e il nostro papino è tornato dalle sue figlioline con la sua barchina.

3) Vomit-cam.

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E’ una moda degli ultimi anni che ha frantumato i maroni ormai a molti. Anche perchè, in questa maniera, si stanno seriamente giocando una grossa fascia di pubblico: tutti quelli che soffrono il mal di mare o di macchina. Ne abbiamo davvero le balle piene delle scene d’azione “realistiche” con la m.d.p. a mano. Io il film lo voglio vedere, non intuire.

Punti a favore.

1) Non c’è la figa.

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Niente tette, niente smancerie, niente tensioni sessuali, niente dottoresse fascinose da salvare, niente sguardi rubati tra un’orda e l’altra. E’ una cosa che apprezzo. (Valentine, CREPA.)

2) Parental Control.

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Una delle prime cose che si notano, in questo film che parla di zombie, è la completa assenza di sangue. Il taglio è lampante, probabilmente per un discorso di target. Io sono una grande fan del sangue, ma ne faccio tranquillamente a meno quando le scene di tensione riescono a sostituire efficacemente la componente splatter. Lo splatter tende spesso al trash, alla goliardia, alla risata. La tensione è molto più difficile da costruire in un contesto di serietà. Soprattutto quando deriva da ambienti e circostanze molto semplici e pulite. WWZ, in questo senso, fa un lavoro soddisfacente. Tanto da farmi chiudere un occhio sugli evidenti tagli di inquadratura atti a “censurare” le parti più sanguinolente. 

3) Le nanne degli Zulu.

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Mi piace l’idea dello zombie in stand-by. Lo zombie che “aspetta lo stimolo”. Questi non-morti sono rabbiosi, veloci, si lanciano dai cornicioni come bestie impazzite. Tuttavia, quando l’ambiente attorno a loro risulta privo di prede, si rilassano in uno stadio di “rem per zombie”. E’ una soluzione esplicitata in maniera semplice ma particolarmente efficace. E sì, il mio pezzo preferito è quello all’interno del laboratorio.

Nel complesso WWZ è un film apprezzabile, niente di esageratamente entusiasmante, ma tuttavia un film che si lascia gradevolmente vedere.

(PS: In un modo o nell’altro Brad Pitt riesce sempre a comprarsi qualche orfano in giro per il mondo. Fateci caso.)

[Elisa]

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