Balls of Steel

*SPOILER ALERT*

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Uscendo dal cinema, dopo aver visto Man of Steel, si ha l’impressione di aver effettuato un’attraversata transoceanica con una vecchietta rompicoglioni al fianco che ti racconta la storia della sua vita. Una lenta agonia che ha tutte le fattezze di una punizione divina. Per vedere Man of Steel c’è bisogno pure di Balls of Steel e di una discreta dose di Xanax per non compiere genocidi.

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Henry Cavill, Uomo-Inutile-Nr.245, si lascia trasportare dai suoi pettorali parlanti, lasciando a loro l’arduo compito di definire la profondità del personaggio. Purtroppo anche i bicipiti, durante il corso di recitazione, erano assenti. Ne esce dunque un Superman di cui non gliene frega un cazzo a nessuno, con il pathos di un comodino Ikea, che fa il minchione emarginato per metà film, mentre nell’altra metà si diverte a sfasciare tutte le finestre del pianeta Terra.

Questo succede molto spesso con film che si prendono davvero troppo sul serio. Non una battuta, non un briciolo di autoironia. Un contenitore pieno di pathos e un contenuto pieno di valium.

Un’ora e mezza, non scherzo, un’intera ora e mezza di combattimenti e rotolamenti in aria. Sembra quasi un feticcio, un’ossessione, la metafora sessuale del trapanare qualsiasi edificio. E dopo esserti rigirato sulla sedia del cinema, aver preso un leggero abbiocco e aver ripassato il rosario un paio di volte, rivaluti perfino After Earth. E tutti i film di Adam Sandler.

Che poi, diciamolo, se nel cast di un film c’è Kevin Costner, la pellicola è già SBAGLIATA. E’ l’effetto Jessica Fletcher, ovunque vada semina morte e disperazione. Oltretutto la sua morte, a livelli di stupidità elevatissima, mi ha ricordato com’è morto il padre di Dawson.

“Ha! Sei morto pure te come un pirla!”

Amy Adams, attrice in gamba, in questo contesto poteva tranquillamente essere sostituita da una bambola gonfiabile.

Laurence Fishburne fa pietà anche a sua madre. Vi prego fate un altro Matrix, dategli una ragione di vita.

Russell Crowe è vestito come Russell Crowe nel Gladiatore. Lui è l’addetto agli spiegoni, l’ologramma fastidioso che appare, si moltiplica, prevede il futuro, ti racconta i cazzi suoi anche se non li vuoi sentire, si moltiplica di nuovo, ammazza Joaquin Phoenix, ti fa lo spiegone, prevede un altro po’ di futuro e poi, finalmente, si leva dalle palle.

Le uniche due cose che ho trovato carine sono: i vestiti dei cattivoni (soprattutto il mascherozzo, aveva stile) e il tripod terraformante, questa volta non solo per l’estetica ma anche per il metodo ad impulsi usato per ricreare l’ambiente adatto alla loro specie.

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Vagamente migliori dei completi da ballerini cosacchi del Superman 1978. Giusto quello.

Dopo averci annoiati per 143 minuti in scontri aerei devastanti, nel quale viene AMPIAMENTE sottolineato il fatto che i Kryptoniani sono davvero degli stronzoni indistruttibili, Superman riesce ad accoppare Zod grazie a….. esplosione nucleare? intervento di Chtulhu? un sano malocchio zingaresco? Hulk? No. Superman ammazza Zod grazie alla mossa “colpo della strega” imparata guardando i migliori film di Steven Seagal.

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Ah ok, quindi mi avete frantumato le gonadi per due ore, PER NIENTE. No no, va benissimo, Metropolis è un cumulo di cenere, sono morte migliaia di persone e bastava una mossa tamarra anni ’90? Non è che per caso mi state prendendo per il culo?

Che poi Snyder non è un demente, e nella regia del film traspare comunque qualcosa di buono. Il problema è Nolan, l’herpes della DC Comics. Del filone mi è piaciuto solo Dark Knight e Dark Night Rises (quasi solo perchè c’è Tom Hardy).

Tirando le somme, un film brutto, noioso, imbarazzante e inutile. Prendi e porta a casa.

[Elisa]

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