The Lords of Facepalm

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Questa è finalmente la prova empirica della comprensione cinematografica. Chiunque abbia apprezzato questo film è un coglione. In campo cinematografico, ripeto, non vi offendete. Certo è che se nascessi in questo istante e non avessi idea della storia del cinema horror, forse potrebbe piacermi, potrebbe divertirmi, potrei rimanere incantata da un certo tipo di trama, fotografia e surrealismo.

Il problema è che ho 30 anni, e il cinema ne ha molti di più. E questo film fa cagare sangue.

Dividiamo l’abbondante fallimento in due sottoinsiemi che ne identificano la portata:

L’IMBARAZZO

Diciamo che The Lords of Salem è la caccola sull’occhio dell’addetto al caffè della crew di Polanski. L’imbarazzo sta nel ripercorre in modalità pigriforme tutti i riferimenti di quella specifica trama horror, riuscendo ad inserire un prologo completamente FACEPALM che, tuttavia, è stato ulteriormente peggiorato dal doppiaggio. Ogni volta che le attrici ignude aprono la bocca immagino il Capitano Picard appoggiarsi il palmo della mano sulla fronte e bestemmiare. Poveri satanisti, povero Lucifero, ritratti nella parodia di loro stessi. Il pubblico al cinema, impossibilitato a prendere seriamente la minaccia del Male, si ritaglia del tempo per rispondere agli sms e mettere i like su facebook tramite cellulare. L’imbarazzo  porta a distogliere lo sguardo ed evitarsi gastriti.

LA BANALITA’

Nel ripercorrere le ormai triturate fasi dell’eletta scelta dagli scagnozzi del Male, Rob Zombie riesce a deteriorarci il cazzo con una sceneggiatura blanda, scontata ed estremamente noiosa, risultando imbarazzante agli occhi di chi conosce già trame di questo genere. Ora succede questo, a breve succederà quello, per poi finire con quell’altro. Passo dopo passo, porchi dopo porchi. Perfino i momenti Kubrick sono banali ed esasperanti, esclusa la scena dove i preti si lucidano la carrozzeria, in una visione pop particolarmente divertente.

I momenti horror, i personaggi satanici, lo gnomo manovrato col joystick, tutti quei poveri disgraziati col mascherone composto da mutande sporche di Capitan Spaulding, il Big Foot infernale, non riescono a dare la giusta spinta estetica. Il tributo scade nella banalità, i riferimenti cinematografici sono costruiti attraverso un pigrissimo meccanismo di mascheramento. Tutto è ovvio, tutto è noioso, tutto è perduto.

Rob Zombie mi è sempre piaciuto. La Casa del Diavolo, a mio parere, è il suo masterpiece. Adoro la sua fotografia e le sue inquadrature, i personaggi hanno sempre avuto spessore e sono riusciti a rivelare follia e terrore anche solo attraverso uno sguardo. Leggesi il bambino di Halloween.

Sheri Moon è una donna meravigliosa, corpo da urlo e look da bave, l’ho sempre apprezzata. E qui, pure lei, cagna.

Quello che non capisco di questo film è se Rob Zombie lo abbia girato per noia/soldi o se davvero volesse creare il suo lavoro d’autore. In entrambi i casi il risultato è rivoltante. Io che durante gli horror rido e mi diverto mi son ritrovata a contare i giorni mancanti, sperando che, arrivati a domenica, sto cazzo di film finisse, per la gioia del pubblico.

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“Che minchia ho combinato”

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