37 pompini per crescere

Ciao porco, hai sbagliato sito. Io qui parlerò di cinema. Niente fellatio. Grazie di essere passato e torna presto!

Bene, ora cominciamo a parlare di cose serie.

Salve mi chiamo Elisa e sono qui per spiegarvi perchè Clerks 2 è PIU’ MEGLIO di Clerks. Sì, è un post di quelli stupidi. Però vi giuro che lo scriverò seriamente.

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Sono una delle poche persone al mondo che sostiene questa tesi. Clerks è diventato il film cult di una generazione grazie alla meravigliosa creatività di Kevin Smith e all’immenso stile recitativo del duo Dante-Randal, il romantico e il cinico. E’ un film registicamente povero, denso di dialoghi e battute. L’emblema della realtà suburbana in cui ognuno di noi riesce ad identificarsi. A parte gli psicopatici che vivono nelle grandi città. Sì, per me siete inumani.

Clerks racconta la vita di gente normale, spesso disadattata, impegnata a sopravvivere in un contesto sociale che ripropone sempre lo stesso loop. Giorno dopo giorno. Una pellicola sboccata e nerd, come piace a noi.

Tuttavia Clerks parla anche di un potenziale di vita, quella pulce nell’orecchio che ti fa pensare a qualcosa di più grande. L’idea che la tua esistenza possa ancora cambiare, perchè sei giovane, sei suonato, e hai un sacco di tempo davanti a te, da usare come ti pare.

In realtà Clerks 2 non è PIU’ MEGLIO di Clerks. Clerks stende le fondamenta per un pensiero più grande. Un divertente, atroce, devastante spaccato della vita di noi tutti. Clerks è ribellione, è la voglia di dire parolacce, di andare contro il sistema e di farlo solo perchè ci va bene così, il ventenne alle prese con la sovversione. Clerks è la fase adolescenziale di Kevin Smith. Non c’è una morale, chissenefotte della morale. E’ un mondo cinico, disincantato. Eppure grazie a Dante ci ritroviamo a sognare un futuro migliore, un’ipotesi di affermazione individuale e sociale. La svolta della vita, che ti porterà lontano da negozi in fiamme e clienti psicopatici.

Clerks 2 sboccia. In un modo che, a mio parere, solo i 30/40enni riescono a percepire. Quelli che, come me, sono stati fottuti dagli ideali sociali degli anni Ottanta, dal “se ti impegni alla fine ce la fai”. Clerks 2 riprende in mano il sognatore e il cinico, dieci anni dopo. Dove sono? Pressapoco dov’erano prima. Forse anche peggio. Quella società dai falsi idoli, dalle presunte ambizioni, ora li trascina sarcasticamente in una realtà stretta, imbarazzante. Lavorano in un fast food, alle prese con ex compagni di classe che invece hanno sfondato, e non perdono l’occasione per sottolinearlo. Alle prese con Pio Bernardo o l’anello del potere. A sfornare cibo spazzatura in una cittadina di periferia. E quando a Dante, il sognatore, il romantico, viene offerta la possibilità di fuggire da tutto questo, lui si aggrappa con mani e piedi all’ultimo treno in partenza. L’ultima speranza, l’ultimo pensiero di salvezza. Perchè sta invecchiando. E’ la vita del trentenne mai cresciuto, del trentenne bloccato, del trentenne che si sente intrappolato nell’insoddisfazione.

E poi c’è Randal, l’eterno cinico. L’eterno combinacazzate. Un personaggio che sboccia con una potenza commovente. Il suo amico se ne sta andando, si sposerà e andrà a vivere in un’altra città. E Randal sa che non lo fa per amore, per passione, perchè lo vuole davvero. Randal sa che l’amico scappa dal terrore che sia troppo tardi. Lasciandosi alle spalle una vita che non vuole, o che crede di non volere. Una vita che pensa che non lo renderà felice. Una vita semplice.

E quando tutto sembra essere andato a puttane, il sogno è rotto e la speranza è sfumata, è in quel preciso momento che arriva l’epifania. Il prossimo step, diventare adulti.

Alla fine crescere non significa diventare disincantati, vivere nel rimpianto. Crescere significa capire quanto di buono hai creato senza nemmeno rendertene conto. Significa guardarsi attorno ed apprezzare. Capire che una vita bella è una vita semplice, vicino agli amici a cui vuoi bene, con un lavoro normale, inseguendo la felicità e la soddisfazione nelle piccole cose. E a quel punto non esiste nemmeno più il rimpianto o la frustrazione. C’è un piccolo negozio, due spacciatori appoggiati al muro, il migliore amico accanto a te e la donna che ami incinta di tuo figlio.

Che poi sono le cose che hai sempre voluto, ma non te ne sei mai reso conto. Offuscato dai sogni di gloria di un passato che è passato.

Sono molto affezionata a questo film perchè credo sottolinei una prospettiva d’esistenza ormai perduta. Ed esplicita benissimo il mio personale leitmotiv: prendi la vita con la semplicità che si merita.

Non essere insoddisfatto. Guardati attorno e lì troverai la felicità.

E poi vabbè, di tutti i film d’amore, questo ha la scena e lo sguardo più belli del mondo. Donne, se un uomo vi guarda così, non lasciatevelo scappare. Ma solo se vi guarda così, non fate le cretine eh.

Elisa

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